Massimo Fioranelli
 
 
Mater Dei - Via A. Bertoloni, 34 - 00197 Roma - Tel. + 39 6 80220.1 - Fax +39 6 8084556 Italiano  Italiano   English  English 
7/30/2017 medically unexplained symptoms
1/26/2017 ecal microbiota transplantation broadening its application beyond intestinal disorders
12/21/2016 Genetic Risk, Adherence to a Healthy Lifestyle, and Coronary Disease
2/24/2016 The Dangers of Arterial Plaque
1/11/2016 Carnosine
1/11/2016 Discordance Between Apolipoprotein B and LDL-Cholesterol in Young Adults Predicts Coronary Artery Calcification The CARDIA Study
1/8/2016 Minimum Vitamin D Dose Inadequate For Overweight African Americans






 




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Il Progetto Health Phone ® ha lo scopo di tutelare la salute del cittadino, mediante un sistema di georeferenziazione ed un cardiofrequenzimetro, il Sistema Health Phone ® è in grado di effettuare chiamate immediate di pronto soccorso al 118, e di inviare dati alle persone più prossime con indicazioni di pronto intervento.
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Il Progetto Universal Guide ® propone la realizzazione di una guida universale da implementare su sistemi smart-phone o palmari. Attraverso l’integrazione di più sistemi di georeferenziazione, interna (RFID, Wi-Fi) ed esterna (GPS, Wi-Fi), la Universal Guide ® sarà in grado di guidare l’utente, anche non normodotato, attraverso il rispetto dei principi sull’accessibilità, all’interno di un museo, di un edificio pubblico, di un ospedale.
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GRAZIE
ALLA TC CORONARICA,
IL CUORE “PARLA”
Dopo 30 anni l’era della coronarografia sembra avviarsi alla sua conclusione.
E si allontana anche l’incubo delle radiazioni. Adesso c’è una tecnica, TC coronarica, disponibile anche a Roma, non invasiva, finalmente non rischiosa, molto più affidabile, in grado di scoprire quello che fino ad oggi la coronarografia non riusciva a “vedere”.
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The SYNTAX Score is a unique tool to score complexity of coronary artery disease.
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If you are healthy and without diabetes, the Reynolds Risk Score is designed to predict your risk of having a future heart attack, stroke, or other major heart disease in the next 10 years.
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Salute/ Prevenzione infarto,
nuova strategia diagnostica
Mater Dei
Roma - 8 novembre 2010

Gli esami dicono che tutto e' a posto ma poco dopo l'infarto puo' arrivare. Oggi è possibile intervenire precocemente, prima che l'infarto arrivi, grazie ad una strategia diagnostica altamente innovativa messa a punto a Roma dall'équipe di Massimo Fioranelli e Paolo Pavone della Clinica Mater Dei. Un 'Modello diagnostico integrato' che ...











RAI - Cardiologia,
le novità diagnostiche

A Tg1 online, il professor Fioranelli, dell'Università Gugliemo Marconi, ha risposto alle domande degli utenti. Ha moderato Manuela Lucchini.

RAI - 26/10/2011




RAI - Storie di salute
Nel talk-show condotto da Luana Ravegnini si parlerà di "malattie cardiovascolari" con il Professor Fioranelli ma anche di "sovrappeso e diete" con il Professor Ticca.

RAI - 19 gennaio 2009



FUMO E INFARTO
Fumare di meno fa bene al cuore: da quando è in vigore la legge antifumo in Italia sono diminuiti anche gli infarti.
Tg1 - 13 febbraio 2008



NUOVE FRONTIERE
DELLA MEDICINA
Alcuni ricercatori americani hanno messo a punto una tecnica di rigenerazione dei tessuti del cuore attraverso le staminali.
Tg1 - 14 gennaio 2008



NOVITA' PER IL CUORE
Ricercatori britannici hanno scoperto farmaci capaci di limitare i danni provocati dall'infarto o dall'ipertensione al cuore degli anziani.
Tg1 - 5 settembre 2006







 


 

 

 

 

 


Per iscrizioni:
Segreteria Scientifica A.M.I.O.T - Tel. 02/89072755
Email: didattica@medibio.it

 


Info: www.sipnei.it
www.sipneipiemonte.altervista.org

 

 

 

 

 

 

 

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 7/30/2017   Sintomi Inspiegabili   Lo stress cronico è stato associato a sintomi "nonspecifici" legati all’attivazione sistema nervoso autonomo, quali palpitazioni, alterazioni della temperatura, ansia o manifestazioni depressive, ecc., mentre una produzione eccessiva e persistente nel tempo delle citochine infiammatorie e’ stata associata anche ad una non specifica, “sickness syndrome” caratterizzata da stanchezza, sonnolenza, nausea, iperalgesia con vari dolori e vertigini, ecc.. Queste manifestazioni cliniche molto comuni associate a stress cronico conducono molti pazienti dal proprio medico, che comunque, dopo un attenta valutazione fisica e di laboratorio, non riescono a trovare una diagnosi compatibile ed il termine "sintomi medicalmente inspiegabili" o "MUS" è stato comunemente usato per descrivere queste manifestazioni.

 3/4/2017   la farmacogenetica del Warfarin   La terapia con warfarin, o acenocumarolo, rappresenta il trattamento anticoagulante maggiormente utilizzato nella pratica medico-chirurgica di molte malattie croniche. Tuttavia, è stata osservata una notevole variabilità nella risposta al farmaco, che in alcuni soggetti determina complicanze emorragiche; in particolare, queste complicanze sono legate ai polimorfismi di due geni, CYP2C9 e VKORC1. Il primo codifica per un citocromo appartenente al complesso del citocromo P450, e le sue varianti alleliche CYP2C9*2 e CYP2C9*3 si associano ad una minor degradazione del warfarin, la cui azione quindi si protrae in modo eccessivo. VKORC1 codifica per il bersaglio enzimatico della vitamina K (vitamina k-epossido-reduttasi), sul quale le cumarine esercitano un’azione inibitoria. La funzione di VKORC1 è necessaria per i processi di coagulazione ed il polimorfismo 1639G>A è legato ad un minor potere coagulante. La presenza di suddette varianti di CYP2C9 e VKCOR1, ed ancor più la loro associazione, causa quindi un aumento del rischio emorragico in pazienti sottoposti a terapia con warfarin, secondo una scala di rischio che dipende dal loro assetto allelico. I risultati ottenuti da diversi studi clinici hanno indotto l’ente americano FDA a suggerire la modificazione del foglietto illustrativo del warfarin affinchè si riportino raccomandazioni riguardo alla necessità di genotipizzare i soggetti da sottoporre a terapia con cumarinici, e di ridurre le dosi nei soggetti portatori dei polimorfismi dei geni CYP2C9 e VKORC1.

 2/24/2017   La colchicina nelle pericarditi e nella prevenzione delle recidive   La colchicina è uno dei farmaci disponibili più datati. Da secoli è utilizzata per trattare e prevenire gli attacchi di gotta e, più recentemente, è stata impiegata per prevenire le riacutizzazioni di patologie autoinfiammatorie come la febbre mediterranea familiare. Il suo principale meccanismo d'azione si basa sulla capacità di bloccare la polimerizzazione della tubulina, influenzando in tal modo la funzione dei microtubuli. Le potenzialità come farmaco antinfiammatorio trovano spiegazione nella capacità della colchicina di concentrarsi nelle cellule bianche del sangue, in particolare nei granulociti, e di interferire con la loro funzione. Recentemente è emerso anche un suo possibile ruolo nell'inibizione dell'inflammosoma. La colchicina (0,5 mg BID nei pazienti con peso <70 kg o 0,5 mg/die in quelli con peso inferiore), in aggiunta alla terapia antinfiammatoria standard, nelle pericarditi acute o ricorrenti può accelerare la risposta al trattamento antinfiammatorio e ridurre il rischio di recidive. Dopo l'esclusione di controindicazioni al trattamento e un adeguato aggiustamento della dose, la colchicina risulta sicura e ben tollerata. L'evento avverso più comune rilevato è l'intolleranza gastrointestinale, che si verifica nel 5−10% dei casi e può essere controllata con una riduzione della dose o l'interruzione temporanea del trattamento. STORIA La colchicina, descritta per la prima volta nel trattamento dei reumatismi in un papiro ebreo risalente al 1500 a.C., è stata utilizzata nelle pericarditi a partire dagli anni ottanta. Bayes de Luna e coll. furono i primi a dimostrare che l'impiego di colchicina nei pazienti affetti da pericarditi ricorrenti era in grado di ridurre le recidive future. L'idea di utilizzare la colchicina nelle pericarditi deriva dal successo dimostrato nella prevenzione e nel trattamento delle pericarditi nei pazienti con febbre mediterranea familiare. Nel 2004, sulla base delle numerose evidenze positive emerse in studi retrospettivi, le Linee Guida ESC hanno per la prima volta raccomandato l'utilizzo della colchicina nelle pericarditi ricorrenti (classe I di indicazione) e il possibile impiego nelle pericarditi acute (classe IIA di indicazione). Successivamente diversi studi randomizzati hanno confermato l'efficacia e la sicurezza della colchicina nei pazienti con pericarditi acute, in particolare nel dimezzare il rischio di recidive e accelerare la risposta alle terapie antinfiammatorie standard. Sulla base di queste premesse è stata recentemente condotta una review della letteratura con l'obiettivo di raccogliere i risultati più aggiornati sull'utilizzo della colchicina nelle pericarditi. I risultati che emergono dagli studi clinici confermano la sicurezza e l'efficacia di colchicina in aggiunta alla terapia antinfiammatoria convenzionale (aspirina, altri farmaci antinfiammatori non steroidei o corticosteroidi) quando utilizzata per periodi prolungati, vale a dire 3 mesi nelle pericarditi acute e 6 mesi nelle ricorrenti. Nei pazienti con pericarditi acute la colchicina si dimostra efficace nel prevenire le recidive, riducendo gli episodi futuri oltre il 50%. Nelle pericarditi ricorrenti l'uso di colchicina, in aggiunta alla terapia standard, ha diminuito il rischio di ricorrenze in assenza di un aumento significativo degli eventi avversi. L'effetto collaterale più comune è stato l'intolleranza gastrointestinale, ma nessun caso si è rivelato grave. L'uso di colchicina è stato valutato anche nelle pericarditi croniche, nel versamento pericardico e nella sindrome post-pericardiotomica senza, tuttavia, che emergessero chiare evidenze a favore o contro un suo impiego in questi contesti clinici. In conclusione, le attuali evidenze confermano che la colchicina è un farmaco efficace e sicuro nel trattamento dei pazienti con pericarditi in aggiunta alle terapie antinfiammatorie convenzionali. La posologia di colchicina deve essere adeguata in relazione al peso corporeo del paziente (0,5−0,6 mg BID nei pazienti con peso >70 kg o 0,5−0,6 mg/die nei pazienti con peso <70 kg) e non è necessaria alcuna dose di carico, fattore che permette di migliorare la compliance dei pazienti. Infine, allo scopo di escludere potenziali complicanze, si raccomanda un'attenta selezione del paziente e un'accurata valutazione delle comorbilità, così come un adeguato monitoraggio dei possibili effetti collaterali sintomatici e asintomatici con analisi di laboratorio di routine (funzionalità renale, transaminasi, creatinchinasi e conta ematica). Colchicine for pericarditis Imazio M. Trends Cardiovasc Med 2015;25(2):129-36. doi 10.1016/j.tcm.2014.09.011. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25454379 (Pericarditi.it)

 1/29/2017   Morte cardiaca improvvisa. Dai cardiologi Usa nuove linee guida 2016-12-21  L’American Heart Association e l’American College of Cardiology hanno reso note delle nuove linee guida che hanno come obiettivo quello di prevenire la morte cardiaca improvvisa (SCD). Le prestazioni e le misure di qualità delle cure per la prevenzione della morte cardiaca improvvisa si dividono in quattro categorie: cardiologia preventiva; rianimazione/cure di emergenza cardiovascolare; insufficienza cardiaca/cardiologia generale ed elettrofisiologia Queste misure di declinano in quattro obiettivi: diagnosi, educazione del paziente, trattamento e autogestione. Le misure di qualità proposte includono lo screening per storia familiare di morte cardiaca improvvisa, per la disfunzione ventricolare sinistra asintomatica – quando è presente una importante familiarità per cardiomiopatia e morte cardiaca improvvisa – istruzioni per il defibrillatore automatico esterno (AED). Le misure di performance includono la cessazione dell’abitudine al fumo nei pazienti a rischio, l’uso del defibrillatore impiantabile (ICD) in alcuni pazienti, l’accertamento di cause reversibili di arresto cardiaco prima di un impianto di defibrillatore come prevenzione secondaria e la consulenza per i pazienti idonei ad un ICD. Il comitato scientifico che ha redatto queste misure ritiene che esse potrebbero essere di grande aiuto ai medici per migliorare la qualità delle cure e dei risultati, sebbene ci sia ancora molto da studiare e da fare per sviluppare misure in grado di prevenire e curare la morte cardiaca improvvisa. Fonte: Reuters Health News

 1/26/2017   Fecal microbiota transplantation broadening its application beyond intestinal disorders   Intestinal dysbiosis is now known to be a complication in a myriad of diseases. Fecal microbiota transplantation (FMT), as a microbiota-target therapy, is arguably very effective for curing Clostridium difficile infection and has good outcomes in other intestinal diseases. New insights have raised an interest in FMT for the management of extra-intestinal disorders associated with gut microbiota. This review shows that it is an exciting time in the burgeoning science of FMT application in previously unexpected areas, including metabolic diseases, neuropsychiatric disorders, autoimmune diseases, allergic disorders, and tumors. A randomized controlled trial was conducted on FMT in metabolic syndrome by infusing microbiota from lean donors or from self-collected feces, with the resultant findings showing that the lean donor feces group displayed increased insulin sensitivity, along with increased levels of butyrate-producing intestinal microbiota. Case reports of FMT have also shown favorable outcomes in Parkinson’s disease, multiple sclerosis, myoclonus dystonia, chronic fatigue syndrome, and idiopathic thrombocytopenic purpura. FMT is a promising approach in the manipulation of the intestinal microbiota and has potential applications in a variety of extra-intestinal conditions associated with intestinal dysbiosis. (World J Gastroenterology)

 1/20/2017   TC cardiaca riduce necessità angiografia coronarica   La TC cardiaca può ridurre significativamente la necessità di angiografie coronariche nei pazienti con sospette coronaropatie sulla base di angina atipica o dolore toracico. Lo ha accertato uno studio su 340 pazienti condotto da Marc Dewey della Charité-Universitätsmedizin di Berlino, secondo cui la TC rappresenta un test delicato per escludere le coronaropatie nei pazienti con dolore toracico atipico che attualmente nella pratica clinica vengono indirizzati alla cateterizzazione. La TC è il test non invasivo più accurato per la diagnosi delle coronaropatie: l’angiografia coronarica ha una scarsa portata diagnostica, ma consente il simultaneo stenting coronarico e la pianificazione del bypass. Secondo i ricercatori, i governi e le commissioni europee dovrebbero finanziare ulteriori indagini sui costi sanitari e sul ruolo che la TC cardiaca potrebbe svolgere nelle strategie preventive innovative. Secondo diversi esperti, l’uso della TC consente di risparmiare un intero giorno di ricovero basandosi su un test meno costoso e meno invasivo. Tenendo conto del fatto che meno della metà degli angiogrammi invasivi rivela un paziente con patologia ostruttiva, la possibilità di ampliare la portata diagnostica dell’angiografia stessa avrebbe enormi implicazioni economiche per la sanità. (BMJ online 2016, pubblicato il 24/10) (Fonte: polupar Science)

 12/21/2016   Genetic Risk, Adherence to a Healthy Lifestyle, and Coronary Disease  BACKGROUND Both genetic and lifestyle factors contribute to individual-level risk of coronary artery disease. The extent to which increased genetic risk can be offset by a healthy lifestyle is unknown. METHODS Using a polygenic score of DNA sequence polymorphisms, we quantified genetic risk for coronary artery disease in three prospective cohorts — 7814 participants in the Atherosclerosis Risk in Communities (ARIC) study, 21,222 in the Women’s Genome Health Study (WGHS), and 22,389 in the Malmö Diet and Cancer Study (MDCS) — and in 4260 participants in the cross-sectional BioImage Study for whom genotype and covariate data were available. We also determined adherence to a healthy lifestyle among the participants using a scoring system consisting of four factors: no current smoking, no obesity, regular physical activity, and a healthy diet. RESULTS The relative risk of incident coronary events was 91% higher among participants at high genetic risk (top quintile of polygenic scores) than among those at low genetic risk (bottom quintile of polygenic scores) (hazard ratio, 1.91; 95% confidence interval [CI], 1.75 to 2.09). A favorable lifestyle (defined as at least three of the four healthy lifestyle factors) was associated with a substantially lower risk of coronary events than an unfavorable lifestyle (defined as no or only one healthy lifestyle factor), regardless of the genetic risk category. Among participants at high genetic risk, a favorable lifestyle was associated with a 46% lower relative risk of coronary events than an unfavorable lifestyle (hazard ratio, 0.54; 95% CI, 0.47 to 0.63). This finding corresponded to a reduction in the standardized 10-year incidence of coronary events from 10.7% for an unfavorable lifestyle to 5.1% for a favorable lifestyle in ARIC, from 4.6% to 2.0% in WGHS, and from 8.2% to 5.3% in MDCS. In the BioImage Study, a favorable lifestyle was associated with significantly less coronary-artery calcification within each genetic risk category. CONCLUSIONS Across four studies involving 55,685 participants, genetic and lifestyle factors were independently associated with susceptibility to coronary artery disease. Among participants at high genetic risk, a favorable lifestyle was associated with a nearly 50% lower relative risk of coronary artery disease than was an unfavorable lifestyle. (Funded by the National Institutes of Health and others.) n engl j med 375;24 nejm.org December 15, 2016 2349

 11/17/2016   Sindrome da crepacuore: la cannabis ne raddoppia il rischio   cannaIl rischio di sviluppare la sindrome da crepacuore, o tako-tsubo, potrebbe raddoppiare facendo uso di cannabis. La cardiomiopatia da stress è una patologia rara, simile all’infarto nei sintomi e che indebolisce temporaneamente il cuore. A verificarlo sono stati i ricercatori della Luke’s University della Pennsylvania, il cui studio è stato presentato al congresso dell’American Heart Association a New Orleans. La malattia e lo studio Questo tipo di cardiomiopatia si manifesta con dolore al torace, respiro corto, capogiri e a volte svenimenti. I sintomi, causati da un calo della capacità del cuore di pompare il sangue, originati generalmente da prolungati stress fisici o emotivi, sono di solito temporanei, ma possono essere la spia di un problema più serio. Chi consuma cannabis e soffre almeno un episodio di cardiomiopatia da stress è molto più a rischio di andare incontro ad un arresto cardiaco o aver bisogno di interventi sulle anomalie del ritmo cardiaco, rispetto al resto della popolazione. ”Gli effetti della marijuana, specialmente sul sistema cardiovascolare, non sono ancora ben noti – commenta Amitoj Singh, coordinatore dello studio – Con l’aumento degli stati che la legalizzano e la sua disponibilità, la gente deve sapere che la cannabis può essere dannosa, in alcuni casi, per il cuore e i vasi sanguigni”. Una conclusione a cui i ricercatori sono arrivati dopo aver analizzato i dati di 33.343 americani ricoverati in ospedale per cardiomiopatia da stress tra il 2003 e 2011. Dopo aver preso in considerazione diversi fattori di rischio, gli studiosi hanno visto che i consumatori di cannabis hanno almeno un rischio doppio di sviluppare questa patologia rispetto a chi non ne fa uso, oltre ad avere più spesso una storia di depressione, psicosi, disturbi da ansia, alcolismo e abuso di più sostanze. ”Se si usa marijuana e si hanno sintomi come dolore al petto e respiro corto – conclude Singh – è bene farsi visitare da un medico per essere sicuri che non si ha una cardiomiopatia da stress o un altro problema cardiaco”. (Fonte: Popular Science)

 11/10/2016   In Memoria: Il testamento di Umberto Veronesi per i medici   Ci sono parole che ho portato con me lungo tutti i giorni della mia vita. Alcune di queste mi hanno guidato e sono state l'insegnamento al quale ho attinto. "Nella letteratura universale troviamo molti predicatori, molti dispensatori di lezioni, molti censori che dispensano morale agli altri con sufficienza, con ironia, con cinismo, con durezza, ma è estremamente raro vedere un uomo mentre si sta esercitando a vivere e pensare". Questa frase del filosofo francese Pierre Hadot mi ha illuminato sul mio testamento intellettuale. Non ho lezioni di vita o di morale né verità da tramandare, ma solo l'esperienza di un uomo che ha molto vissuto e molto pensato. Ho scritto in uno dei miei ultimi libri che sono giunto alla conclusione che il mestiere dell'uomo è pensare. Pensare autonomamente, coscientemente per costruire un sistema libero di interpretazione del mondo. Certo la nostra libertà di pensiero è limitata da scelte che non abbiamo potuto fare in prima persona: i genitori e il paese in cui nasciamo prima di tutto. Tuttavia dobbiamo ampliare la nostra autonomia adottando il dubbio come metodo. Ai miei giovani medici ho sempre fatto una raccomandazione. Siate dubbiosi e siate trasgressivi, se trasgredire significa andare oltre limite del dogma o la rigidità della regola. Guardate all'esperienza della mia lunga vita: senza dubbio e senza trasgressione non avrei visto (e contribuito a provocare) i progressi nella lotta al cancro, l'evoluzione del ruolo delle donne, l'affermazione della libertà di amare, avere figli e vivere la propria sessualità, il tramonto del razzismo, la nascita del senso di sostenibilità ambientale e il rispetto per l'armonia del pianeta e per tutti gli esseri viventi. È vero anche che non ho visto, come da giovane ho sperato, la sconfitta del cancro e neppure la fine della violenza delle guerre e della fame nel mondo. E questo mi rammarica profondamente. In tanti vorranno sapere se in questo mio riflettere, e studiare, e impegnarmi incessantemente per tante cause ho trovato il senso della vita. Sì, ho una risposta: la vita forse non ha alcun senso. Ma proprio per questo passiamo la vita a cercarne uno. L'importante non è sapere, ma cercare. Sconfiggere l'ignoranza sia il vostro impegno primario, perché l'ignoranza non ci dà alcun diritto. Continuate a cercare fino alla fine, con la consapevolezza che non potete fare a meno del bene e della vita.

 10/23/2016   Cos' e' la PNEI Si e' concluso ieri un interessante convegno presso la nostra Universita' sulle tematiche PNEI. Cos'e' la PNEI ? Riporto le parole di Francesco Bottaccioli: La Psiconeuroendocrinoimmunologia è la disciplina che studia le relazioni bidirezionali tra psiche e sistemi biologici. Nella psiconeuroendocrinoimmunologia convergono, all’interno di un unico modello, conoscenze acquisite, a partire dagli anni Trenta del XX secolo, dall’endocrinologia, dall’immunologia e dalle neuroscienze. Con la psiconeuroendocrinoimmunologia viene a profilarsi un modello di ricerca e di interpretazione della salute e della malattia che vede l’organismo umano come una unità strutturata e interconnessa, dove i sistemi psichici e biologici si condizionano reciprocamente. Ciò fornisce la base per prospettare nuovi approcci integrati alla prevenzione e alla terapia delle più comuni malattie, soprattutto di tipo cronico e, al tempo stesso, configura la possibilità di andare oltre la storica contrapposizione filosofica tra mente e corpo nonché quella scientifica, novecentesca, tra medicina e psicologia, superandone i rispettivi riduzionismi, che assegnano il corpo alla prima e la psiche alla seconda

 10/18/2016   Lactobacillus helveticus per la pressione alta   Il primo passo per riuscire a gestire la pressione arteriosa è seguire la dieta mediterranea, abolire il sale aggiunto e ridurre le portate. Ci può aiutare anche l’uso di prodotti funzionali come il latte fermentato, ricco di peptidi bioattivi, sostanze naturali che possono favorire il controllo della flora batterica e dell’ipertensione arteriosa, un disturbo che colpisce il 38 per cento della popolazione adulta italiana e addirittura il 50 per cento degli anziani. “Secondo gli studi, i peptidi del latte fermentato con Lactobacillus helveticus LBK-16H”, spiega Carlo Cannella, Ordinario di Scienza dell’Alimentazione presso l’Università di Roma La Sapienza, “agiscono come ACE inibitori naturali”. Le sostanze ‘ACE inibitorie’ inibiscono la formazione di angiotensina II, una sostanza vasocostrittrice che può portare all’aumento della pressione arteriosa. Gli studi finora disponibili sul consumo di questo latte fermentato con Lactobacillus Helveticus, Evolus, mostrano che può contribuire a ridurre i valori pressori se assunto con regolarità per almeno 15 giorni, nel quantitativo di 65 ml al giorno, in un regime dietetico adeguato. Come gli altri alimenti funzionali, questo latte ‘completa’ la dieta dell’iperteso, che deve seguire regole precise. “La prima norma da seguire è quella di controllare l’apporto calorico degli alimenti, che non dovrebbe superare le 1300 calorie al giorno, in funzione dell’attività fisica svolta, per evitare il sovrappeso. La prevalenza di ipertensione aumenta infatti all’aumentare del peso corporeo. Se il 15 per cento delle persone con peso normale soffre di ipertensione, questa percentuale sale al 23% tra le persone leggermente in sovrappeso (BMI 25-27), al 27% in quelle con sovrappeso più grave (BMI 27-30) e addirittura al 42% negli obesi. La riduzione di peso porta all’abbassamento dei valori pressori, con un effetto pari a quello di alcune terapie farmacologiche. Secondo i dati disponibili, basterebbe perdere il 10% del peso per ridurre in modo significativo i valori pressori. Nelle forme di ipertensione lieve (valori uguali o leggermente superiori a 140/90 mmHg) la correzione della dieta potrebbe risultare sufficiente per riportare i livelli pressori nella norma e, nei casi di ipertensione più severa, potrebbe permettere di calibrare la terapia con dosi minori di farmaci. Anche la scelta degli alimenti è importante. Bisognerebbe consumare 5 porzioni di frutta e ortaggi al giorno, che aiutano a controllare la pressione arteriosa; questi sono alimenti poveri di sodio e ricchi di potassio (intracellulare), una sostanza che aiuta a modulare la pressione arteriosa. Bisogna inoltre evitare alimenti particolarmente ricchi di grassi, sostanze che si distribuiscono nel tessuto adiposo e che possono ostruire i vasi sanguigni. È bene poi evitare il sale (NaCl: cloruro di sodio). Il sodio in eccesso infatti causa un aumento dei fluidi extracellulari nel sangue, fenomeno che può condurre a ipertensione. Gli alimenti che contengono una flora microbica “probiotica”, cioè favorevole alla vita in quanto producono sostanze protettive per il nostro organismo, vengono detti funzionali. Questi alimenti completano la dieta, potenziandone gli effetti benefici. Una dieta poco equilibrata, caratterizzata dall’assunzione di alimenti ricorrenti industriali, e dalla rapidità con cui li si assume, è dannosa per l’intestino ed impedisce all’organismo di ottenere il giusto apporto calorico e nutritivo. L’alimentazione scorretta e contaminata è in genere affiancata da uno stile di vita irregolare che altera il ritmo sonno-veglia con inevitabili ripercussioni negative sull’intestino. La disbiosi può essere causata anche dallo stress generato da un’attività lavorativa intensa, dagli impegni pressanti e dalle responsabilità quotidiane. Lo stress professionale lascia ben poco tempo allo svolgimento di attività fisica e ciò crea una condizione di affaticamento e nervosismo nell’organismo e possono danneggiare la flora batterica. Le conseguenze per la flora batterica intestinale sono nocive in quanto perde il proprio ruolo di barriera protettiva dell’organismo facendo aumentare il rischio di proliferazione di funghi (candida, ecc.)e di agenti patogeni nell’intestino e rendendo il fisico più vulnerabile. (Fonte: AMICOMED)

 6/2/2016  Variant ASGR1 Associated with a Reduced Risk of Coronary Artery Disease   Several sequence variants are known to have effects on serum levels of non–highdensity lipoprotein (HDL) cholesterol that alter the risk of coronary artery disease. We sequenced the genomes of 2636 Icelanders and found variants that we then imputed into the genomes of approximately 398,000 Icelanders. We tested for association between these imputed variants and non-HDL cholesterol levels in 119,146 samples. We then performed replication testing in two populations of European descent. We assessed the effects of an implicated loss-of-function variant on the risk of coronary artery disease in 42,524 case patients and 249,414 controls from five European ancestry populations. An augmented set of genomes was screened for additional loss-of-function variants in a target gene. We evaluated the effect of an implicated variant on protein stability. We found a rare noncoding 12-base-pair (bp) deletion (del12) in intron 4 of ASGR1, which encodes a subunit of the asialoglycoprotein receptor, a lectin that plays a role in the homeostasis of circulating glycoproteins. The del12 mutation activates a cryptic splice site, leading to a frameshift mutation and a premature stop codon that renders a truncated protein prone to degradation. Heterozygous carriers of the mutation (1 in 120 persons in our study population) had a lower level of non-HDL cholesterol than noncarriers, a difference of 15.3 mg per deciliter (0.40 mmol per liter) (P=1.0×10−16), and a lower risk of coronary artery disease (by 34%; 95% confidence interval, 21 to 45; P=4.0×10−6). In a larger set of sequenced samples from Icelanders, we found another loss-of-function ASGR1 variant (p.W158X, carried by 1 in 1850 persons) that was also associated with lower levels of non-HDL cholesterol (P=1.8×10−3). CONCLUSIONS ASGR1 haploinsufficiency was associated with reduced levels of non-HDL cholesterol and a reduced risk of coronary artery disease. (n engl j med 374;22June 2, 2016)

 6/2/2016   Long QT syndrome mutations and sudden unexpected death in epilepsy (May 2016)   Sudden unexpected death in epilepsy (SUDEP) accounts for up to one-third of premature deaths in patients with epilepsy, and the pathophysiologic mechanisms are not well defined. A new study suggests that some patients may be predisposed to SUDEP due to congenital long QT syndrome (LQTS). In a study of 61 SUDEP cases for which whole blood was available at autopsy, exome sequencing identified pathogenic LQTS mutations in four patients [2]. An additional nine patients had candidate pathogenic variants in dominant cardiac arrhythmia genes. Prospective studies are needed to determine whether electrocardiogram monitoring or other strategies can identify patients at risk for SUDEP and lead to interventions to reduce risk in patients with epilepsy

 4/26/2016  Low Vitamin D Levels Linked To Greater Premature Mortality Risk   A study reported in the British Medical Journalhas uncovered an association between genetically low vitamin D levels and an increased risk of mortality over follow-up among Danish men and women. The investigation included 95,766 participants in three studies. Over the study’s median follow-up time of up to 19.1 years, 10,349 deaths occurred. After evaluating the association between 25-hydroxyvitamin D levels and mortality over the follow-up period, the researchers analyzed the relationship between genotypes that decrease plasma vitamin D and the risk of mortality. “We can see that genes associated with low vitamin D levels involve an increased mortality rate of 30%and, more specifically, a 40%higher risk of cancer-related deaths,” reported lead author Shoaib Afzal. “An important factor in our study is that we have established a causal relationship.” *Br Med J. 2014 Nov 19.

 4/17/2016   DNA Damage May Be A Marker Of Insufficient Zinc Status   A trial reported in Nutrition Researchfound a protective effect for zinc supplementation against DNA strand breaks.* This type of genetic damage is caused primarily by reactive oxygen species and can lead to further damage and consequent disorders if not repaired. The study included 40 Ethiopian women believed to be of low zinc status due to decreased meat intake and high dietary phytate levels, which reduce zinc absorption. Plasma zinc levels were measured in blood samples collected at the beginning of the study. The women were given 20 mgzinc or a placebo daily for 17 days. Comet assay of intracellular DNA strand breaks was conducted in cells collected at the beginning and end of the trial. By the end of the study, comet tail measurement of DNA strand breaks decreased from an average of 39.7to 30.0in the supplemented group. DNA repairis an essential element of longevity and a number of nutrients that health conscious people supplement with today have been shown to help facilitate DNA repair. Zinc levels and DNA damage, the comet assay, a method that measures DNA strand breaks in cells, may represent a sensitive functional tool to assess response to zinc supplementation.” * Nutr Res. 2015 Jan;35(1):49-55. From LifeExtension

 







 

 
 



Fellow of European Society of Cardiology
 



Fellow of the Society for Cardiovascular Angiography and Interventions (SCAI)
 



Fellow American College of Chest Phyisicians
 




FELLOW GISE,Società italiana di Cardiologia Invasiva
 



Fellow ANMCO

 


 
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