Massimo Fioranelli
 
 
Mater Dei - Via A. Bertoloni, 34 - 00197 Roma - Tel. + 39 6 80220.1 - Fax + 39 6 8084556

 
 
Sindrome metabolica

Nonostante i progressi nel trattamento delle malattie cardiovascolari, queste rimangono ancor oggi la principale causa di morte nei paesi industrializzati. Nella Figura 1 sono evidenziati i dati degli Stati Uniti tratti dal Survey data from the Centers for Disease Control National Center for Health Statistics.

Fig.1 National Center for Health Statistics. Health, United States,
2004 With Chartbook on Trends in the Health of Americans. Hyattsville, Maryland: 2004.

I piu’ importanti fattori di rischio cardiovascolare sono oggi rappresentati dall’obesita’ addominale, dislipidemia , resistenza insulinica, intolleranza glucidica e dall’ipertensione. Anche se il trattamento con statine nei pazienti a piu’ elevato rischio cardiovascolare ha ridotto del 25% l’incidenza di eventi cardiovascolari, circa il 20% dei pazienti in trattamento presentavano un 20% di probablita’ di avere un evento cardiovascolare maggiore a 5 anni (1).

Fig. 2 Heart Protection Study Collaborative Group. MRC/BHF Heart Protection
Study of cholesterol lowering with simvastatin in 20,536 high-risk individuals:
a randomised placebo-controlled trial. Lancet 2002;360:7-22.

L’ipercolesterolemia, l’ipertensione ed il fumo sono situazioni ben conosciute di aumentato rischio cardiovascolare, ma emergono oggi nuovi e forse piu’ potenti fattori di rischio, tra cui l’obesita’ addominale, il basso livello di colesterolo HDL, l’ipertrigliceridemia e la resistenza insulinica, l’aumento degli indici di infiammazione, la produzione di adipochinine (sostanze prodotte dal tessuto adiposo). Ovviamente , nell’ambito di una corretta prevenzione , una terapia appropriata ed aggressiva č essenziale per la riduzione del rischio per il paziente di malattia CV. Un corretto stile di vita dovrebbe essere sempre il primo approccio; associato a questo la farmacoterapia dovrebbe avere effetti benefici sull’ intolleranza al glucosio, obesita’, ipertensione, dislipidemia. Il trattamento dovrebbe essere indirizzato verso tutte le componenti della sindrome e non verso le singole componenti (2). La sindrome metabolica rappresenta oggi una situazione con impatto prognostico sfavorevole sulle malattie cardiovascolari. In figura 3 e’ rappresentata la definizione secondo i criteri della Federazione Internazionale per il Diabete (International Diabetes Federation 2005)

Fig. 3 International Diabetes Federation

Nella Fig. 4 sono presentati i criteri di normalita’ della circonferenza addominale attualmente seguiti (NCEP ATP-III) e quelli proposti recentemente dall’ International Diabetes Federation

Fig. 4

C’e’ da notare che nella nuova definizione proposta dall’ IDF (International Diabetes Federation) i nuovi criteri per la diagnosi di sindrome metabolica differiscono da quelli in uso dall’ NCEP ATP-III (National Cholesterol Education Program. Adult Treatment Panel III), sia per quanto riguarda i criteri di normalita’ della circonferenza addominale (8 cm in meno) sia per l’utilizzo di un criterio piu’ restrittivo della glicemia a digiuno (110 vs 100 mg%). Le varianti antropometriche differiscono sensibilmente tra le varie popolazioni, cosi che’ vi e’ un rischio aumentato nelle popolazioni asiatiche per valori di Body Mass Index ( BMI) a valori nettamente inferiori a quelli delle popolazioni Europee (4). Un aumentata circonferenza addominale e’ associata a multipli fattori di rischio cardiovascolare come mostrato nella figura 5; dislipidemia (5), resistenza insulinica, diabete tipo II (6)(7), sindrome metabolica (8).
High waist circumference is associated with multiple cardiovascular risk factors Abdominal obesity plays a major role in the development of multiple metabolic disorders, including dyslipidaemia1, insulin resistance (2), type 2 diabetes3 and metabolic syndrome (4) – all factors leading to the development of cardiovascular disease. Analysis of data from the NHANES 1999–2000 cohort from the USA shows that high waist circumference (NCEP/ATP III definition) is commonly associated with other cardiovascular risk factors, as shown on the slide.(5) Overall, 86% of abdominally obese patients had at least one other cardiovascular risk factor(5).

Fig. 5



Bibliografia

  1. Heart Protection Study Collaborative Group. MRC/BHF Heart Protection Study of cholesterol lowering with simvastatin in 20,536 high-risk individuals: a randomised placebo-controlled trial. Lancet 2002;360:7-22.
  2. International Diabetes Federation, 1st International Congress on “Prediabetes” and Metabolic Syndrome (2005)
  3. International Diabetes Federation. www.idf.org
  4. National Cholesterol Education Program. Third Report of the National Cholesterol Education Program (NCEP) Expert Panel on Detection, Evaluation, and Treatment of High Blood Cholesterol in Adults (Adult Treatment Panel III): Final Report. National Cholesterol Education Program, National Heart, Lung, and Blood Institute, National Institutes of Health. NIH Publication No. 02-5215. September 2002. International Diabetes Federation. www.idf.org
  5. Després JP et al. Regional distribution of body fat, plasma lipoproteins, and cardiovascular disease. Arteriosclerosis1990;10:497–511
  6. Pouliot MC et al. Visceral obesity in men. Associations with glucose tolerance, plasma insulin, and lipoprotein levels. Diabetes 1992;41:826–34
  7. Kissebah AH et al. Health risks of obesity. Med Clin North Am1989;73:111–38
  8. Turkoglu C et al. Effect of abdominal obesity on insulin resistance and the components of the metabolic syndrome: evidence supporting obesity as the central feature. Obes Surg2003;13:699–705
  9. NHANES 1999–2000. www.cdc.gov/nchs/nhanes. Data downloaded September 2004 using SAS software (Data on file).

 

 

 

 
 
   Tutti i diritti sono riservati © by Massimo Fioranelli  – Ultima Modifica effettuata il 02/05/2006