Massimo Fioranelli
 
 
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Pacemaker
ed interferenze elettromagnetiche

I pazienti portatori di Pacemakers (PM) o defibrillatori (AICD) possono quotidianamente entrare in contatto con dispositivi elettronici che utilizzano campi elettromagnetici (telefoni cellulari, rasoi elettrici, forni a microonde, treni ad alta velocità, metal-detectors, etc).
Le interferenze più intense si possono verificare con i sistemi radio rice-trasmittenti (walkie-talkie) che funzionano con potenze maggiori ma, salvo casi particolari, le interferenze cui più comunemente i portatori di PM possono andare incontro sono quelle da telefono cellulare. La maggiore probabilità di interferenza si verifica durante l’attivazione del segnale di chiamata e a volte anche 3-5 secondi prima.
L’entità delle interferenze che i sistemi elettronici producono per mezzo delle onde a frequenze radio (RF) si riducono notevolmente con l’aumento della distanza dal dispositivo anche di pochi centimetri.
Gli studi fino al 1997 riportano un’incidenza di interferenze elettromagnetiche (EMI) variabile dal 20 al 30% tra PM ed i telefoni cellulari. Gli ultimi studi dimostrano una riduzione delle interferenze elettromagnetiche a circa 1-5 %. I PM più vecchi hanno una incidenza maggiore di interferenza rispetto a quelli nuovi e questo perché i PM di nuova generazione sono equipaggiati con filtri a RF incorporati nel circuito interno. Pochi studi hanno investigato i meccanismi attraverso i quali i campi elettromagnetici interferiscono con il PM.
Questi hanno comunque dimostrato che la suscettibilità del PM ai campi elettromagnetici dipende dall’architettura del circuito interno del dispositivo. Le RF trasmesse dal cellulare possono essere condotte all’interno del PM dai cateteri il cui conduttore interno può fungere da antenna (l’involucro esterno del PM è fatto di titanio e costituisce una barriera per i fluidi corporei e per i campi elettromagnetici). Se i filtri non operano una adeguata chiusura alle RF può verificarsi il fenomeno della demodulazione, cioè i segnali RF vengono demodulati in segnali a bassa frequenza che possono raggiungere il circuito interno del PM ed essere interpretati come attività elettrica cardiaca ed interferire con il funzionamento del PM (il PM non emette lo stimolo perché pensa non ce ne sia bisogno).
E’ molto importante sottolineare che queste interferenze possono determinare conseguenze clinicamente rilevanti (cioè sintomi avvertiti dal paziente) soltanto qualora il paziente fosse totalmente dipendente dal PM (cioè il suo cuore non è in grado di battere spontaneamente neanche ad una frequenza di battiti bassa). In conclusione possiamo dire che le condizioni che possono predisporre al verificarsi di interferenze rilevanti tra PM e cellulari sono le seguenti:
  1. le caratteristiche del telefono in termini di potenza del segnale di trasmissione;
  2. le caratteristiche del PM se dotato di filtri a RF;
  3. la distanza del cellulare rispetto al PM ed agli elettrodi;
  4. la dipendenza o meno del paziente dal suo PM.

I pazienti PM dipendenti sono ad alto rischio di sviluppare sintomi clinici rilevanti da EMI. E’ comunque sufficiente seguire alcune semplici precauzioni per evitare interferenze ed ottenere un funzionamento soddisfacente per entrambi gli apparecchi
  1. tenere il cellulare ad almeno 15 cm di distanza dal PM
  2. Utilizzare l’auricolare durante la conversazione o conversare con l’orecchio opposto al lato del PM.


  Autore
  Dott. Antonio Lucifero - Specialista in cardiologia
  Casa di Cura Mater Dei - Roma (Italy)
 

 

 
 
   Tutti i diritti sono riservati © by Massimo Fioranelli  – Ultima Modifica effettuata il 15/11/2009